Vini con le ali

 

Racconto e degustazione di Vittorio Barbieri e Luca Bersani

 

Cos'è un un vino con le ali? Per noi è un vino essenziale, dove convivono contrasti e chiaroscuri che dialogano per trovare un'espressione armonica, anche se sempre fresca e tesa. Sprint, agilità sapida, scattante e rinfrescante. Vitalità. Un'idea di leggerezza dinamica e complessa.

 

NEBBIOLO NORDICO: L'ALTO PIEMONTE

All’Agriturismo Battibue di Fiorenzuola d’Arda (Pc), gestito dalla famiglia Bisagni, abbiamo ripreso il viaggio nel mondo del vino europeo insieme a Slow Food Piacenza. Quarta tappa dedicata ai Nebbiolo dell’Alto Piemonte. 

L’Alto Piemonte è una macro-area molto vasta che solo per comodità viene racchiusa in un unico calderone, ma che in realtà offre al proprio interno una diversificazione pedo-climatica importante. 

Tante province viticole che si estendono dalla base del Monte Rosa fino alla parte settentrionale della pianura padana, passando per le risaie novaresi e vercellesi. Un susseguirsi di situazioni climatiche e geologiche che influenzano profondamente i risultati enologici. 

Ma se esiste un Alto Piemonte ce ne sarà pure uno Basso che, guarda caso, è proprio quello a cui di solito viene associato automaticamente il nebbiolo: le Langhe (anche se ormai pare certo come il nebbiolo si sia affacciato prima tra Alto Piemonte e Valtellina e solo in seguito sia sceso verso l’attuale provincia di Cuneo). Vediamo dunque le principali differenze tra le due aree, distanti 130-140 km in linea d’aria. 

In Alto Piemonte piove di più, fa più freddo e le escursioni termiche giorno/notte sono maggiori rispetto alle Langhe. Questo comporta un ritardo delle maturazioni e profili organolettici più giocati sulla finezza e la freschezza, meno sulla concentrazione tannica.

 

Fino a qui il clima, perché anche i suoli sono diversissimi, hanno una matrice molto differente e pH quasi opposti, nel senso che se in Alto questi ultimi sono intorno a 4 (acidi), anche meno a Boca, in Basso sono al contrario molto più alti (subalcalini). Se poi nelle Langhe prevalgono argille e marne calcaree (a tratti sabbie marine), in Alto Piemonte la faccenda cambia. Ad esempio, limitandosi alle denominazioni protagoniste della serata, a Boca ci sono porfidi rosa e graniti, a Ghemme troviamo suoli morenici argillosi e ciottolosi, mentre a Lessona dominano sabbie di origine vulcanica. 

Quindi anche all’interno dell’Alto Piemonte le differenze non mancano e se a Boca i caratteri dei vini sono nordici, con esiti più sottili, quasi ossuti nella annate più fresche, a Ghemme le strutture si allargano facendosi più muscolari, pur senza arrivare alle possanze langarole, mentre a Lessona troviamo gli approcci apparentemente più morbidi e setosi anche se animati da grandi sapidità. 

L’alto Piemonte da alcuni anni sta vivendo una rinascita dopo decenni di crisi che l’ha portato sulle soglie dell’estinzione. Da serbatoio vinicolo del Piemonte con oltre 40.000 ettari in produzione tra fine ‘800 e inizio ‘900 a Cenerentola dove le vigne, ridotte a poche centinaia di ettari alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, erano state mangiate dai boschi (l’opposto di quello che negli ultimi anni è avvenuto in Langa).

 

Cosa era successo? 

Prima la fillossera e poi le Guerre Mondiali, il tutto inframezzato da una devastante grandinata nei primi anni del ‘900, avevano messo in ginocchio i viticoltori che hanno così scelto di abbandonare le campagne per entrare nelle grosse fabbriche (tessili e non solo) nate nel corso dei decenni. Ancora oggi a girar per queste zone quasi si fatica a percepire che ci si trova in una zona vitivinicola, perché spesso i filari si nascondono tra un bosco ed un quartiere residenziale, vanno scovate. Per fortuna negli ultimi 15-20 anni il trend negativo è mutato e, poco a poco, gli ettari hanno ricominciato ad aumentare. Molto del merito va ad uno svizzero tedesco, anzi due. 

Cristoph Künzli, importatore di vini, arriva a Boca a metà anni ’90, si innamora della zona e dei vini del Sig. Cerri. Coinvolge un amico (che scomparirà alcuni anni dopo), rileva vigne e cantina, fonda Le Piane e – un po’ grazie ai suoi contatti commerciali internazionali, un po’ grazie alla qualità dei  vini – rimette Boca e più in generale tutto l’Alto Piemonte sotto i riflettori. Oggi a Boca si è passati dai 10 ettari del 1999 (erano 4.000 all’inizio del ‘900) ai 25-26 attuali. Qualcosa si è mosso. Anche in termini di curiosità e di interesse. Le capacità espressive dei Nebbiolo dell’Alto Piemonte, l’”altro” nebbiolo che qui viene chiamato "spanna", alternativo a quello delle Langhe negli ultimi tempi hanno spinto un produttore iconico come Roberto Conterno (Giacomo Conterno) ad investire a Gattinara, rilevando la storica azienda Nervi. Qualcosa continua a muoversi, dunque.

 

Prima di iniziare con il racconto della degustazione un grande ringraziamento a tutti i produttori, che si sono dimostrati entusiasti e molto disponibili (Tiziano Mazzoni, tra l’altro, ci ha spedito due forme di Maccagn di diverse stagionature, nell’intento di offrire una quadro ancora più completo del territorio), altro segnale della voglia e dell’entusiasmo che oggi si respira in queste terre. 

Le foto dei vigneti e delle cantine sono in parte di Luca, in parte ci sono state fornite direttamente dalle aziende o sono state prese dalle pagine Facebook aziendali. La foto iniziale è di Antonio Montano.

 

Boca 1985 – Cantine del Castello Conti 

 

Nei primi anni ’60 del ‘900 Ermanno Conti coltiva un sogno da visionario, così nel 1963 con l’aiuto della moglie Mariuccia, inizia a costruirsi con sacrificio e grande volontà il proprio “castello” con annessa cantina per la produzione e l’affinamento del Boca. Boca da lungo invecchiamento, peraltro, in controtendenza con i prodotti ricercati all’epoca. 

Dal 2006 sono le tre figlie, Anna, Paola ed Elena, a prendere in mano le redini aziendali per continuare il lavoro iniziato dai genitori. L’approccio in vigna ed in cantina è del tutto naturale. I vigneti sorgono ad un’altitudine tra i 400 e 500 m slm e sono: Mottogrande (0,6 ha), Cappelle (0,2 ha), mentre nel 2017 è stata impiantata una nuova vigna, il Pettirosso (1,5 ha), terreno acquistato dai Conti negli anni ’80 perché zona storicamente considerata vocata per la vite. 

Il Boca 1985 è figlio di una grande annata del secolo scorso e, anche se non conosciamo i dettagli delle vinificazioni dell’epoca, quasi certamente la % di nebbiolo è leggermente inferiore a quella odierna e dovrebbe assestarsi intorno al 70% (il resto è in prevalenza vespolina).

 

Bel colore granato trasparente luminoso dai riflessi aranciati e molto integro. Il naso si svela in una fase di elegante evoluzione che lascia presagire ulteriori sviluppi; oggi alterna frutti rossi e arancia sanguinella, sottobosco e ferro, rabarbaro e tabacco lasciando spazio con l’ossigenazione a note marine di scoglio. 

Il palato è un capolavoro di finezza e incisività: pieno ed elegante al tempo stesso, non mostra i muscoli, ma si distende armonico e sciolto con un’acidità (matura ma vibrante) ed un tannino (fine e sottile) perfettamente integrati. La chiusura è profonda, complessa e appagante con un finale vivo e salato.

 

Il testo integrale qui: 

https://viniconleali.blogspot.com/2019/02/nebbiolo-nordico-lalto-piemonte.html?m=1&fbclid=IwAR1BQbsfaaGmCxGSORj9AOXrXx7woHzF8gPIGFeDxorfa3Nw10ZUmFoJXiA

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