Non è convenzionale, non è biodinamico ma è Live Wine! di Sante Laviola

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Il vino si fa con l’uva! L’uva buona, sana, non contaminata da prodotti di sintesi è l’unico ingrediente per fare il vero vino artigianale. È questo il (semplice) protocollo di produzione dei vini Live Wine.

 

Sono banditi tutti i tipi di additivi, consentiti dalla moderna enologia, per produrre vini convenzionali: lieviti selezionati secchi, stabilizzanti, addensanti, “ricostituenti”, chiarificanti, acidificanti e tanto altro ancora. Ma non sono ammesse neppure le sostanze liberamente permesse dal protocollo di produzione per il vino biologico, ritenuto fin troppo generoso per ottenere un prodotto artigianale fatto a regola d’arte. E le pratiche biodinamiche? Bè, anche qui c’è qualcosa da dire: è precluso l’utilizzo di additivi a base di ovalbumina, bentonite e carbone biologico.

 

Secondo Live Wine, per fare un vino artigianale, un vino genuino, un vino che rispetti la natura, preservi il frutto da cui proviene, salvaguardi la varietà e la tipicità del territorio, non bisogna alterarlo con l’aggiunta di sostanze di sintesi chimica. I prodotti di sintesi tendono inevitabilmente a modificare, talvolta a sopprimere, le naturali interazioni tra gli organismi viventi, alla base dell’equilibrio dell’ecosistema del vigneto. E questo stesso principio deve guidare anche le pratiche di cantina che, altro non è, se non il luogo in cui quei microrganismi semplicemente si modificano, evolvono e si trasformano in vino.

 

Concentrato su queste letture e sui principi fondanti dei vini artigianali, pensavo a quegli aromi autentici, schietti e indubbiamente incontaminati che avrei trovato nei vini Live Wine, dove era la Natura a dettare le regole. L’uomo semplicemente le assecondava, aggiungendo un po’ del suo sapere!

 

Quasi incurante della pioggia battente che impregnava quel sabato milanese, ero ormai giunto all’ingresso del Palazzo del Ghiaccio, dove da lì a poco avrebbe aperto le porte il salone-mercato Live Wine 2015: tutti quei vini autentici, fino a quel momento solo immaginati, sarebbero stati a breve davanti a me. Mi preparavo a degustare i segreti più profondi di quei territori inviolati!

 

Di seguito, una selezione dei vini che mi sono particolarmente piaciuti per tipicità, identità, originalità e ovviamente gusto personale!

 

Mini verticale Cantine del Castello Conti – Boca

 

Boca 2010

Rubino vivo dalle sfumature vermiglie. Naso pulito, grintoso, ampio. Sorso fresco, verticale, con evidenti note di frutti rossi. Vino davvero buono, forse ancora un po’ giovane.

 

Boca 2009

Memore del precedente, quest’annata si presenta con uno spettro aromatico più evoluto con note che ricordano i vapori di stireria. Verticale, ampio, riferimenti di frutti rossi e note balsamiche su un finale lungo.

 

Boca 1991

 Tonalità verso il granata. Al naso si esprime con un riferimento di bacche di cannella ed evidenti note ossidative. In bocca è di buona freschezza con note che richiamano il miele e il legno bagnato.

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