Tre donne, un vino e un vulcano: il Boca delle Cantine del Castello di Augusto Gentilli

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Per essere insostituibili bisogna essere unici
Coco Chanel

Perché un incipit di Coco Chanel? Non certo per una mia mai confessata passione per l'alta moda né per una sorta di esterofilia patologica. Coco Chanel rappresenta - semplicemente - la sintesi dell'eleganza e della finezza di un intero secolo, di un secolo ricco di orrori e di grande scoperte ma che ha visto, generalmente, morire il gusto per il bello e per il raffinato soppiantato, nostro malgrado, dal fascino perverso del trash, dell'urlato e dell'imposto.

Ecco quindi la scelta, quasi obbligata, di raccontare tre sorelle che dell'equilibrio e della classe hanno fatto una scelta di vita. Tre sorelle capaci di percorrere questo mondo in punta di piedi, con quella classe innata, capace di essere testimoniata in ogni contesto: durante un evento pubblico così come in vigna mentre si legano i tralci con i rametti di salice.

E così sono i loro vini: fini, eleganti, riservati. Vini che non ti vengono a cercare, che non urlano dal bicchiere il loro frutto rosso ma che, se ascoltati con altrettanto riserbo e rispetto, sanno rendersi indimenticabili, regalandoci momenti unici e - nel contempo - eterni.

Raccontare Elena, Paola e Anna Conti vuole anche dire raccontare di una consapevolezza profonda delle proprie responsabilità verso la storia della propria famiglia e verso le famiglie degli altri.

Quest'ultima responsabilità si concretizza nell'adesione totale e incondizionata alle regole della vitivinicoltura naturale, rispettosa dell'ambiente, delle viti e dei vini lungo tutto il processo che porta - da millenni - le bacche di un inizialmente anonimo rampicante a divenire vino.

Un'ignorata crisi italiana: il declino della vitivinicoltura dell'Alto Piemonte

"Particolarmente favoriti sono i vini di Maggiora, Boca, Ghemme, Sizzano". Ecco come nel 1843 G. Luigi de Bartolomeis descrive i vini di Boca e di questa porzione di Piemonte settentrionale nella sua opera "Notizie topografiche e statistiche sugli Stati Sardi".

Ci troviamo in provincia di Novara, in quella meravigliosa porzione di Piemonte racchiusa fra il fiume Sesia e il Lago Maggiore. È una terra strana, plasmata dal fuoco e dal ghiaccio che si appoggia alle Alpi per scivolare dolcemente nella pianura. Una terra dove le vigne si specchiano nelle risaie delle prospicienti pianure respirando - felici - l'aria mite del Verbano mentre le brezze provenienti dai ghiacci del Monte Rosa ne agitano i tralci.

Qui la viticoltura ha origini antiche - prima della colonizzazione romana - e nobili tradizioni. Cavour stesso scrisse in una lettera di preferire questi Nebbioli, fini ed eleganti, a quelli austeri e grandiosi delle sue amate Langhe.

All'inizio del novecento, la zona poteva contare ancora su quasi 8000ha di vigne. Poi vennero le guerre, l'abbandono delle campagne, l'industrializzazione e la globalizzazione e queste vigne, ripide e difficili, che regalavano vini preziosi ma necessariamente riservati a pochi, lentamente, inesorabilmente, quasi senza accorgersene, furono abbandonate.

Tutti in fabbrica verso un futuro migliore (sull'efficacia di questa scelta vedi...qualsiasi telegiornale...)! E venne il 1969, l'anno in cui a questo vino venne riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata. Furono registrati all'Albo solo 9,18ha ripartiti fra sette aziende; inoltre, di queste vigne solo 8,21ha furono effettivamente messe in produzione.

Quell'anno furono imbottigliati 135,8hl di Boca. In settant'anni circa era andata perduta circa il 99,9% della superficie vitata! Personalmente ritengo questa una tragedia per il nostro Paese così come è tragico l'analogo destino seguito da tutte le Denominazioni storiche del Piemonte settentrionale a base nebbiolo (Carema, Lessona, Bramaterra, Ghemme, Gattinara, Sizzano, Fara).

Ma non c'è limite al peggio! Ecco così che - nel 1973 - i vigneti del Boca risultarono ulteriormente ridotti raggiungendo il minimo storico di 7,76ha di cui solo 7,51 effettivamente in produzione per un totale di 360,85hl di vino prodotti: Biancaneve e i sette nani vedevano così garantita la loro fornitura di vino per tutto l'anno! Una leggera ripresa caratterizzò gli anni successivi portando a "ben" 15ha circa i vigneti iscritti alla Denominazione verso la metà degli anni '80 con una ventina di Azienda coinvolte.

Un nuovo declino aspettava, però, il Boca e fu così che, nel 1993, la superficie vitata ritornò a 7,63ha. Negli ultimi anni la situazione sembra migliorare grazie all'impegno costante di alcune Aziende che stanno facendo conoscere questo grande vino in Italia e all'estero: i dati del 2010 riportano 14,62ha iscritti all'Albo ripartiti fra 10 produttori e la tendenza alla crescita sembra essere tutt'ora confermata.

Il Boca: un vino che nasce dal fuoco e dall'amore

I vini Boca e Boca Riserva devono essere ottenuti dalle uve Nebbiolo, chiamato localmente Spanna, per una percentuale compresa fra il 70% e il 90%, mentre la rimanente quota deve essere costituita da Vespolina e/o Uva rara, detta Bonarda novarese.

Il Boca è soggetto ad un invecchiamento minimo di 34 mesi di cui almeno 18 in legno; per la Riserva questi tempi sono prolungati a 46 mesi minimi di cui almeno 24 in legno. La presenza della Vespolina valorizza il colore e il corpo di questi prodotti oltre a donare loro maggiore finezza e complessità. Questo vitigno, infatti, arricchisce il Boca donandogli le caratteristiche note balsamiche e speziate. L'Uva rara, dal canto suo, apporta a questi vini principalmente sapidità e morbidezza.

I vigneti tradizionali del Boca Doc si contraddistinguono per una caratteristico sistema di allevamento della vite: la maggiorina, perfezionata dall'architetto Alessandro Antonelli (Ghemme, 14 luglio 1798 - Torino, 18 ottobre 1888). Alla base di questo tipica forma di allevamento si trova il quadrato maggiorino realizzato mediante tre viti centrali - talvolta anche di varietà differenti - tirate nelle quattro direzioni.

Una delle tre viti, di conseguenza, avrà due tralci fatti crescere in direzioni opposte, mentre le altre due saranno lasciate sviluppare in una sola direzione. Questo sistema di allevamento, di grande bellezza, orientando i tralci in diverse direzioni offre una miglior esposizione al sole nel corso della giornata, oltre ad una certa protezione contro le frequenti grandinate: la grandine, infatti, provenendo normalmente da una singola direzione non può, in tal modo, danneggiare in modo serio tutti i grappoli, essendo questi esposti con diversi orientamenti.

Voglio evidenziare che il territorio, pur essendo particolarmente vocato alla coltivazione di Nebbiolo, Vespolina e Uva rara, nasconde vere e proprie rarità ampelografiche tra le quale ritengo importante ricordare due varietà a bacca nera: la Durasa, localmente nota col nome di Dolcetto di Boca, e la Cellerina, detta Slarina; entrambi questi vitigni sono attualmente oggetto di ricerche da parte dell'Università di Torino.

Il territorio del Boca Doc nasce dalle azioni contrapposte, ma congiunte, di un antichissimo vulcano - detto Supervulcano del Sesia - e dei ghiacciai alpini che, nel corso del Quaternario, hanno più volte ricoperto queste terre, arricchendone i suoli grazie al materiale trasportato da loro stessi.

I porfidi presenti in zona, caratterizzati da una marcata friabilità, sono il risultato dell'attività effusiva di questo antico supervulcano attivo tra 290 e 280 milioni di anni fa e ormai fossile.

Circa 60 milioni di anni fa, le forze all'origine dell'apertura dell'oceano Atlantico e della conseguente deriva del continente africano, hanno ripiegato di 90° la sezione crostale, mettendo in luce le parti più profonde del sistema di alimentazione del vulcano. Grazie a questo rovesciamento della crosta terrestre è possibile oggi osservare direttamente ciò che in origine si trovava a 25 chilometri di profondità.

I depositi morenici, dovuti al definitivo ritiro dei ghiacciai, hanno arricchito ulteriormente i suoli di questi luoghi con argilla, sabbia, ciottoli di granito e detriti derivanti dalla sfaldatura delle rocce dolomitiche del Monte Fenera.

La presenza contemporanea di suoli vulcanici e di argille di origine morenica aiuta la vite a produrre bacche ricche di zucchero - grazie al potassio presente nei porfidi - e di acidità, grazie proprio alle argille.

I vigneti iscritti alla Denominazione di Origine Controllata Boca devono essere situati a quote non inferiori ai 300m s.l.m. e non superiori ai 550m s.l.m.; è da notare che la nebbia è un fenomeno assai raro in zona e che risulta essere assente a quote superiori ai 300m s.l.m.. In tal modo i vigneti sono costantemente liberi dalla nebbia.

Nonostante le correnti da nord provenienti dal monte Rosa producano forti escursioni termiche tra la notte e il dì, il riparo naturale del monte Fenera produce inverni miti, primavere temperate, estati e autunni caldi e soleggiati. Le temperature medie dell'anno si attestano, così, su valori compresi fra gli 11 e i 12°C. Le precipitazioni annue assommano a circa 1000mm complessivi.

La quota elevata, unitamente alla latitudine e alla vicinanza alle Alpi, permettono alle uve di godere di vendemmie piuttosto tardive ottenendo, in tal modo, eccellenti maturazioni fenoliche senza eccessivo accumulo di zuccheri né perdita di acidità; le forti escursioni termiche, inoltre, oltre a contribuire molto positivamente sull'ampiezza del corredo aromatico delle uve, svolgono un ruolo fondamentale proprio nella maturazione fenolica delle stesse.

Questi fattori contribuiscono anche a ottenere eccellenti lignificazioni dei vinaccioli. Le corrette maturazioni agronomica e polifenolica sono, inoltre, facilitate dalla grande luminosità di cui gode questo territorio.

Cantine del Castello: un ettaro di passione

Un ettaro: ecco a quanto assommano, per ora, le vigne di proprietà di quest'Azienda. Un fazzoletto di vigneti coltivato in modo naturale dal quale Elena, Paola ed Anna ottengono circa 3000 - 4000 bottiglie all'anno. Nessun controllo della temperatura, nessun lievito selezionato e legni - sia barrique sia botti da 10hl - usati con estrema sobrietà. Vini nati per essere aspettati: nell'autunno 2014 sarà messo in vendita il Boca 2009. Una volta nel bicchiere starà a noi attenderlo e corteggiarlo fino a quando, inebriato dal contatto con l'aria, saprà mettere a nudo la propria anima.

Le Cantine del Castello nascono nel 1963, grazie al sogno di papà Ermanno, uomo profondamente innamorato di queste terre e di questi vini. La lunga malattia di quest'ultimo, che verrà a mancare nell'estate del 2013 all'età di 78 anni, farà sì che la conduzione tecnica di vigna e cantina passi nelle mani di Elena che - nel 2004 - firma la sua prima annata di Boca. La sua impronta si manifesta in modo netto nell'imboccare - sempre con l'insostituibile supporto di Paola e Anna - la via del naturale in modo sempre più netto e radicale. Pochissimi i solfiti aggiunti fino ad arrivare alla loro totale eliminazione nel Flores 2012, un vino rosso ottenuto da uve nebbiolo in purezza.

L'innata eleganza delle tre sorelle si manifesta anche in una grande attenzione all'arte, concretizzatasi nella collaborazione con l'artista veneziano Oreste Sabadin che realizza, l'etichetta "Il rosso delle donne" dedicata al loro Boca Doc.


Ogni fuoriclasse, però, deve avere una marcia in più, un asso nella manica che lo contraddistingue, che ci fa dire..ah, però... Nel caso delle Cantine del Castello questo je ne se quoi en plus è rappresentato dalla completezza delle annate storiche ancora conservate in cantina.

Ed ecco che - nel settembre 2013 - per festeggiare i 50 anni dell'Azienda, le tre sorelle organizzano una degustazione verticale di 20 annate del loro Boca Doc (2008 - 1984), sotto l'impeccabile conduzione di Armando Castagno. Le righe che seguiranno saranno solo un riassunto, un'immagine incompleta e sfocata di un'esperienza unica che rimarrà per sempre nel cuore e nella mente dei fortunati partecipanti.


Una verticale? No, La Verticale!

Vuoi più bene al papà o alla mamma? Ecco la più classica domanda rivolta ai bambini, nonché fonte primaria di reddito per gli psicanalisti di mezzo mondo. Il problema, però, per me questa volta è serio e concreto: come scegliere le annate da scrivere? Come sacrificarne alcune a favore di altre?

Credo non esista una risposta oggettiva, ma che si possa solo seguire il percorso tracciato nella mente dai ricordi fittamente intrecciati alle emozioni di quell'unico, impareggiabile pomeriggio.

Prima di raccontare le singole annate, lasciatemi descrivere alcune caratteristiche generali di questa magnifica denominazione. In gioventù, i Boca Doc sono, generalmente, caratterizzati da spiccate note floreali riconducibili alla violetta, affiancate da eleganti sentori fruttati che riportano alle piccole bacche rosse.

A queste si aggiungono, col passare degli anni, sentori agrumati e balsamici, profumi di liquirizia nera e note di pepe e di sottobosco. Sono vini caratterizzati da buon corpo e da una trama tannica fitta e polverosa, magari un po' aggressiva in gioventù che, sostenuta da una freschezza davvero rimarchevole, contribuisce a conferire a questi vini grande longevità.

Boca Doc - Cantine del Castello

2007

Figlio di un'annata molto calda e siccitosa, questo Boca ha, però, potuto godere di una buona scansione temporale delle poche precipitazioni stagionali. Il naso, di grande finezza, si caratterizza per l'elegante liquirizia piacevolmente affiancata da note mentolate e da sentori di scorze di limone, fiori rossi appassiti e sottobosco. Sono presenti gradevoli note tostate che riconducono al caffè e al cacao. In bocca rivela tannini di grande stoffa, pur se ancora condizionati dall'irruenza giovanile; ottima la freschezza, perfettamente armonizzata all'interno del vino stesso, e degna di nota la persistenza.

2004

È la prima annata di Elena. Un esordio alla grande: si tratta di una grande annata, fresca e assolutamente tipica per il territorio, caratterizzata da un autunno con clima magnifico che si è concluso con una vendemmia piuttosto tardiva e dalla quale si sono ottenuti prodotti di grande potenza.

Il color granato luminoso di questo Boca prelude a un bouquet complesso, verticale e di grande finezza nel quale si susseguono sensazioni - e suggestioni - differenti che ci conducono verso le note fumé dell'incenso, arricchite da sentori di spezie e resina nonché da profumi di scorza di limone, fiori rossi appassiti e frutta rossa sotto spirito; sono già chiaramente percepibili note terziarie di tabacco e cuoio. In bocca si presenta di grande finezza e armonia, ottimo corpo e una tessitura tannica fine, setosa e avvolgente.

2000

Anche questo millesimo ci regala grandi Boca come suggerito, fin dal primo ingresso del vino nel bicchiere, dal luminoso e caldo color granato che si offre ai nostri occhi sempre più stupiti e affascinati. Il naso, elegante e complesso, inizia regalandoci profumi di marmellata di frutti rossi, affiancati a note di cassis e liquirizia. Il tempo, potente alleato di chi voglia realmente emozionarsi davanti a un grande vino, ci permette di godere dei sentori agrumati del chinotto impreziositi da profumi balsamici e da note terziarie ancora riconducibili al cuoio.

In bocca colpisce per eleganza e finezza e per i tannini che, forse più riservati rispetto ad alcune annate precedenti, si connotano per avvolgenza ed equilibrio; sempre di grande importanza la persistenza.

1989

Ottima annata con vendemmia dopo la metà di ottobre. Si confermano, se ve ne fosse ulteriore bisogno, le grandi capacità di invecchiamento di questi vini. Il colore è, infatti, ancora granato luminoso e il naso, di grande finezza e complessità, mostra incontrovertibili caratteristiche di gioventù. Ecco quindi che questo Boca Doc si presenta con note di frutta rossa e cassis, unitamente a sentori floreali appassiti e a profumi di tè, carcadè, pepe e agrumi; il tutto è ulteriormente impreziosito dalle note tostate del caffè.

In bocca appare di ottima struttura perfettamente coniugata con la finezza e l'eleganza. Colpisce per la coesione con cui si offre all'assaggio e per la sua eterna gioventù manifestata dalla spiccata freschezza, abbinata all'evidente sapidità e ai tannini polverosi e avvolgenti.

1985

Eccoci arrivati in fondo a questo breve e incompleto racconto dell'anima di un territorio e di un'Azienda. Il Boca 1985 delle Cantine del Castello mantiene inalterati fascino ed eleganza. Il colore è di un intatto granato e il naso regala note di marmellata di frutta rossa affiancate alle note tostate di caffè e cacao.

È all'assaggio, però, che questo vino mostra il suo pieno valore: perfettamente integro, fine, elegante e minerale si apre al nostro calore arricchendosi - e arricchendoci - di note di armagnac e arancio amaro. I tannini, ormai in perfetto equilibrio, sono nel contempo testimoni e protagonisti di un viaggio nel tempo e nella storia, silenziosi spettatori di un crimine contro il nostro Paese: l'abbandono dei vigneti dell'Alto Piemonte.



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