La serata conclusiva del Master sul Nebbiolo di Armando Castagno รจ stata memorabile

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..." Alla Festa dell’Uva di Boca, negli Anni Trenta, si ascoltava questo motivetto: “(…) Campare può cent’anni, Cent’anni e forse più, Chi beve il vin di Boca Non s’ammala più. (…) Il vin di Boca Rallegra il cuor, è saporito, ha un bel color"

 

BOCA 1985 – CONTI

Brilla di rosso, questo vino, portando in sé i tratti somatici, i lineamenti e i colori del territorio di cui è figlio. Territorio fatto, appunto, di rosso che brilla. Figlio delle uve che da sempre si accoppiano da queste parti, il nebbiolo, da cui orgogliosamente eredita il fianco agrumato, dritto e definito, e la vespolina, con le sue spezie multiformi e multicolori, che gli cuce addosso un vestitino di estro e fantasia. Bocca di un’acidità quasi da brivido glaciale, sangue e carne cruda a equilibrare subito con una soffiata di calore. Miniera di sale e minerali da raccogliere interi. Schiena dritta, eleganza seria ma non severa, ad ogni sorso dimostra di avere il desiderio di esprimersi e dialogare, raccontarsi, a patto di venire ascoltato con attenzione. Un vino che resta dentro, che penetra gli spazi che trova, vi si insinua con fermezza ma con educata gentilezza e pur essendoci ancora lascia già un senso di malinconia per quando sarà andato via. Accompagna per ore, come quando ci si sveglia con un motivo in testa e non lo si dimentica per tutto il resto della giornata. Come quando si medita ripetendo un mantra. Che in questo caso, è il vino stesso. Perciò, la saggezza popolare espressa dalla canzone del Boca ha il suo fondamento: l’analisi visiva che riconosce il bel colore c’è, il sale che caratterizza olfatto e bocca, anche. Rallegra il cuore, anche questo è vero. Ma, prima di rallegrare il cuore, fa pensare.

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