Dimenticate il Barolo e il Barbaresco: ecco i nebbioli del Nord Piemonte, in una magnifica degustazione. di Fabio Franzini (Slowine)

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Circa 300 milioni di anni fa, quando sulla Terra esisteva un solo continente chiamato Pangea, un vulcano è esploso eruttando un’immensa quantità di materiale e sprigionando un’energia pari a 250 bombe atomiche. Un evento del genere è rimasto unico nella storia del nostro pianeta come unico è il territorio che ne è rimasto forgiato. Ci troviamo a metà strada tra Torino e Milano, entrambe distano poco più di un’ora, a sud si distende la pianura padana con le risaie del vercellese, a nord le Alpi e lo splendido massiccio del Monte Rosa. L’area circoscritta in questo lembo tra Piemonte e Lombardia è da secoli terra di grandi uve, prima fra tutte il nebbiolo, che è riuscito ad adattarsi e trovare qui una sua particolare vocazione.

 

Se un tempo c’è stato un supervulcano a dare respiro all’energia che ribolliva in questo sottosuolo, oggi il testimone è stato raccolto da una squadra di viticoltori giovani e appassionati che, non intimiditi dal blasone dei bravi cugini langaroli, hanno continuato a lavorare in silenzio consapevoli di dover giocar un ruolo da cantautori piuttosto che da rock star.

 

Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: ad affiancare le due storiche denominazioni Ghemme e Gattinara una schiera di piccoli produttori che con pur poche bottiglie a disposizione sono già riusciti a ritagliarsi uno spazio di riconoscibilità nei mercati internazionali del vino.

 

Mercoledì sera (26 marzo) presso la Banca del Vino di Pollenzo ci siamo goduti un’anticipazione di quello che vi aspetta domenica 30 marzo nei territori dell’Alto Piemonte, in occasione dell’esordio stagionale della rassegna Cantine a Nord-Ovest – I ROSSI DEL ROSA, organizzata da Slow Food Piemonte (cliccate qui per tutte le info).

 

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Cantine del Castello Conti, Etichetta il Rosso delle Donne – Boca ‘07

 

Anche qui a rappresentare il territorio troviamo una donna, Elena Conti, alla faccia del fatto che il padre fosse disperato per aver avuto 3 figlie femmine. Lui non credeva in una viticultura in rosa di successo, ebbene Elena lo ha smentito presentandoci un vino austero, figlio di un’annata particolarmente calda. Al naso note speziate e di frutta matura. Il sorso si esprime per potenza e alcolicità. Garantite le potenzialità d’invecchiamento.

 

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