Un altro genere di vino: le Cantine del Castello Conti

 

Ho incontrato Paola Conti al Castello Conti, una mattina della scorsa estate, durante le mie vacanze piemontesi. Come tutti gli espatriati soffro di nostalgia del mio paese e appena posso ritorno nei luoghi che mi sono cari; e come da migliore tradizione italiana, stipo la macchina di generi alimentari introvabili all’estero, vino in cima alla lista.

Conosco la Cantina Conti  da ormai una decina d’anni, l’ho incontrata in un momento delicato e la frequento sempre con piacere, per tanti motivi.

Ermanno Conti era un uomo di grandi slanci e di grandi virtù: aveva la capacità di sognare e di sognare in grande. Soprattutto, era capace di afferrare i suoi sogni e trasportarli nella realtà. è nato così il castello Conti, dalla visione del suo fondatore, che sognava non una casa qualsiasi, ma un castello. Il progetto iniziale era ancora più ambizioso di quello che oggi abita la famiglia: Ermanno Conti sosteneva che i sogni devono essere ambiziosi e anche se la vita non permette sempre di realizzarli, con i sogni si deve puntare in alto.

La famiglia Conti produce da cinquant’anni un vino davvero particolare, il Boca. è prodotto solo in cinque comuni della zona, fa capo a piccoli preziosi vigneti e poche cantine. Il vino della Cantina Conti racchiude in sé tutto il sapore della terra dalla quale proviene, è prodotto con autentica ossessione per la qualità e grande attaccamento alla tradizione.

Eppure, la particolarità della Cantina Conti è un’altra: è una delle poche, pochissime aziende vinicole condotta esclusivamente da donne. In un ambito come quello agricolo, segnato in modo pesante dalla tradizione patriarcale che alla terra si lega fin dall’antichità, ecco questo gruppo di donne.

Ermanno Conti, quando sua moglie Mariuccia lo chiamò dalla clinica per informarlo della nascita della loro terza figlia, Elena, esclamò: “un’altra femmina!” e ammutolì per un’intera settimana. Tre figlie femmine e una terra da coltivare, un binomio decisamente difficile da digerire per un uomo di qualsiasi generazione e ancor di più per un uomo della sua.

E invece la vita è imprevedibile e le persone anche: le tre figlie femmine che da principio non progettavano di portare avanti l’attività di famiglia e che hanno fatto studi e esperienze lavorative completamente diverse in campi totalmente indipendenti, una ad una sono rientrate in azienda. Il loro papà non si è tirato indietro e insieme hanno accettato una nuova sfida. Così le donne hanno raccolto il testimone, dando un nome completamente nuovo al loro vino, “il rosso delle donne” e una nuova etichetta, che mostra in sé la dimensione della svolta.

Paola mi ha raccontato anni difficili, in cui loro tre sorelle e insieme alla mamma, hanno raccolto tutta l’eredità del padre e l’hanno conservata traghettandola in un mondo e in un modo nuovo, tra arte ed enologia. Le difficoltà sono state di ordine pratico e morale: cosa fare e come farlo per tener fede al progetto di una vita e per di più in un ambiente ostile per tradizione: come fanno le donne a lavorare la terra, espressione tradizionale del patriarcato? Come fanno le donne a fare il vino, che è cosa da uomini?

Le donne Conti portano avanti questa sfida ogni giorno, con quell’ambizione che hanno ereditato dai loro genitori: quella delle cose non scontate e non omologate e dei sogni fatti in grande.

La nuova generazione, almeno per ora, è ancora tutta al femminile. E chissà che non sia il destino di questa famiglia e di questa azienda quello di rimanere nelle solide e capaci mani femminili alle quali ha dato vita…

Queste sono le cose che mi rincuorano quando le vedo: sono quelle realtà che dimostrano che un altro mondo è possibile, e desiderabile.

 

http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/09/06/un-altro-genere-di-vino-le-cantine-del-castello-conti/

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