Una guerra tra Titani: Clos Vougeot Domaine Tortochot 1989 versus Boca Doc Castello Conti 1989

 

di Piergiorgio Paglia    

Tipica serata di fine agosto, di quelle che non sai proprio come rendere non dico memorabili, ma quanto meno sopportabili… Fortuna che, Ponentino galeotto, siamo scesi parecchio di temperatura.

Mi chiama “Richetto, er Principe der Quadraretto”, vecchio amico – in barba alla sua giovane età – e compagno di mille degustazioni sin dai tempi dei corsi AIS. “Che fai? Che facciamo? Ho sentito anche Alberto…”. Preludio classico, il déjà vu m’assale. Con lui, Alberto e Lorenzo, altri due fidati compagni di sommellerie castellane, ci eravamo dati alla pazza gioia solo qualche giorno prima, approfittando dell’ospitalità di Massimo aka L’Oste della Bon’Ora, ma soprattutto del genio di Marisa ai fornelli, per tirare il collo (o il tappo?) a qualche vecchia gloria sepolta in cantina. Ma questa è un’altra storia…

“Che vogliamo fare?” rispondo, falso come l’oro di Bologna. E lui: “Studiamo?”. Ecco, il guanto è lanciato.
Cicaleggiamo come due diversamente sobri per un paio di minuti, ed il verdetto è senza appello: un match Italia Francia, annata 1989! Lui sceglie la Francia – maledetto – ma non mi tiro certo indietro. In un parsec individuo mentalmente l’esatta collocazione della bottiglia, la vedo sullo scaffale, e chi conosce la mia cantina sa cosa significa. E’ “quella bottiglia”, il Boca delle Cantine del Castello di cui parlavo con Elena Conti qualche mese fa ai Vignaioli di Langa.
E’ arrivato il suo momento, mi dico pensando che tanto ho ne anche un’altra in magnum. Sono patologico: mi separo sempre con enorme dispiacere da un’ultima bottiglia, tranne in rari casi. Solo due ore dopo, a calici schierati, scoprirò il suo campione. Un osso duro: Clos Vougeot del Domaine Tortochot, che nel 1989 aveva uno stile ancora molto classico, mi dicono austero in gioventù e lento ad evolvere. Ed in effetti la serata si rivela altamente didattica e incredibilmente piacevole. I vini cambiavano in continuazione e non riuscivamo a decidere quale fosse, tutto sommato, il migliore, semmai ce ne fosse stato bisogno.
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Il Boca si era presentato da subito con un bellissimo naso, tutto su note di erbe officinali e con un bel frutto scuro ed integro di fondo che ricordava la mora di gelso. Il Vougeot sembrava più introverso, meno intenso, un po’ da cercare tra torrefazione, pellame e spezie. Al sorso, invece, il Vougeot colpiva immediatamente per setosità ed eleganza, per i tannini finissimi, la freschezza, i ritorni empireumatici e balsamici, mentre il Boca era un filo meno espressivo e più “scorbutico”, irsuto, forse anche meno persistente. Eppure man mano che andavamo avanti (con delle pizze by La Gatta Mangiona, deliziose benché “finite” nel forno di casa) le cose cambiavano: il Boca continuava ad aprirsi ed a concedersi sempre di più al palato, smussando ogni iniziale asperità e trasformandosi in un nettare dagli equilibri sorprendenti, quasi apollinei.
D’altro canto il Vougeot ampliava sempre più il ventaglio olfattivo verso il floreale essiccato, l’arancia sanguinella ed il mentolo, portando il finale di bocca su toni terrosi e ferrosi, intriganti ma, di lì a breve, anche un filo amaricanti e segnati da un’umida nota di carruba (per qualcuno addirittura acqua di cottura di legumi) che diventava predominante, finendo per caratterizzare anche il naso.

In conclusione due vini affascinanti, complessi, che continuavano a superarsi l’un l’altro e ai quali, alla fine, abbiamo dato tutti un voto tra l 92 ed i 93 centesimi.


http://gustodivino.it/vino/una-guerra-tra-titani-clos-vougeot-domaine-tortochot-1989-versus-boca-doc-castello-conti-1989/piergiorgio-paglia/5046/

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