Sergio Bonfantini interprete del secondo '900

 

Se voi sfogliate il libro Sergio Bonfantini: le 63 opere del museo, incontrate nel 1960 La ragazza in blu. Sergio comincia a dialogare con il ventennio movimentista della Storia: quella grande e quella socio-personale. Warhol segue ambiguamente i divi: Marilyn e Mao. Sergio preferisce i più umili, ma tipici eroi: Uomo (1966); Compagno e Ragazza (del 1976).

 

Ma la realtà, gli oggetti ci sono! Dice, a ben comprenderlo, Antonioni. E Sergio risponde con l’esaltazione della presenza: Blow up (1968); Il vaso rosso (1969); Vetri (1970). Il culto dei vetri e del colore (Il colore e il suo doppio, 1988) va bene per amare la natura (La serra in rosa, 1973), pure geometricamente e neoplatonicamente reinterpretata.

 

L’iconismo concettuale di Sergio dialoga anche con la linea Magritte-Kosuth: vedi il quadro delle due parrucche (Colloquio) e l’outing di “Questa non è una natura morta”, che però è una difesa della corposità della realtà e della sua ricca sensuosità, scherzando con la pipa di Magritte, ma rifiutando sempre con le proprie sedie la sedia semiotica di Kosuth.

 

Inaugurazione sabato 15 ottobre alle ore 17.00 presso Fondazione Marazza con presentazione.

La mostra prosegue presso Galleria Borgo Arte di Borgomanero alle 18.00 con rinfresco e i nostri vini in assaggio.

 

Borgo arte    corso Mazzini 51 28021 Borgomanero (No)

 

Tel/fax 0322 834262 cell.: 333-8093905  mail: galleriaborgoarte@gmail.com


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